ETICHETTA

QUANDO IL BON TON VIENE TRADITO

DAI SUOI STESSI PALADINI

Un libretto on line di Carla Pilolli

 

L’EREDITA’

I resti in posta celere

Non bisogna mai far conto sull’eredità. Specie se il genitore è molto ricco ed anche molto volage in materia sentimentale. Capiterà senz’altro che al giro di boa dei cinquant’anni, in un sussulto del testosterone, si lascerà ammaliare dalle verdi grazie di una bella gnocca conquistata dal suo indubbio check's appeal. Potrebbero nascere dal connubio nuovi rampolli e, in materia ereditaria, beati gli ultimi, come si dice. Ma se il pericolo di nuovi arrivi è scongiurato accadrà che la giovane partner del papà in prossimità del trapasso del medesimo perché all’anagrafe non si può fare torto, si preoccuperà di raccogliere per se tutti i ricordi patrimoniali dell’uomo al quale, come spesso ripete, ha donato “gli anni migliori della giovinezza”. Naturalmente la grande raccolta di beni viene fatta unicamente per il grande affetto. E per completarla a dovere, acciocché nessun ricordo venga disperso, è bene che la futura vedova assista il morituro minuto per minuto, senza mai mollarlo un attimo, fino alla fine. Una devozione che fu assai lodata in società quando Wendy, la svettante americanina impalmata dal molto più maturo Dino Fabbri (già dei Fabbri editori) volle risparmiare anche ad Ottavio il figlio di primo letto di Dino, il peso dell’assistenza di un malato terminale. Wendy che con le sue minigonne, la voce trillante e la chioma al vento aveva sfavillato per anni nelle mondanità internazionali a fianco del mondanissimo Dino, durante la malattia fatale di quest’ultimo, si collocò al suo capezzale per divenire una sorta di sepolta viva. Accanto al suo amato giorno e notte, senza più vedere nessuno e tenendo lontani perché gli ammalati gravi, funestati magari da uno stroke come si definisce l’ictus in società, fanno sempre una certa impressione. Così Wendy fece in modo che non solo gli amici, ma in particolar modo il figlio, non vedessero in quali condizioni era ridotto Dino che pur aveva rivaleggiato, ai suoi bei dì, in play boyate, come sussurravano i maligni con Gianni Agnelli. Senza mai arrivare, intendiamoci, alle altezze siderali dell’Avvocato, anche se parlava come lui e tentava di vestirsi come lui. Meglio ricordarlo com’era prima della malattia sempre torrefatto, con le chiome ben nutrite e le camicie dal collo alto. Per un riguardo, si capisce, al senso estetico che Ottavio ha sviluppatissimo visto che fa il pittore, la delicata Wendy, volle costantemente risparmiargli la visione del padre prossimo al trapasso. Il figlio che risiede a Montecarlo, preoccupatissimo di non ricevere notizie, un brutto giorno volò a Roma e trovò l’abitazione chiusa perché nel frattempo Wendy aveva imbarcato armi, bagagli e carrozzella col povero Dino per l’America, considerata ovviamente da lei come l’ultima speranza. Ottavio non la pensò allo stesso modo e, poiché non gli era stato lasciato nemmeno l’indirizzo, denunciò la scomparsa del padre dalla scena romana, prima del tempo. Ne seguì, alla morte in America di Dino, una intricata vertenza ereditaria tra la fresca vedova che recentemente si è risposta in Costarica con un altro riccone e il figlio di primo letto. Non se ne conosce l’esito finale ma si sa che Ottavio, qualche tempo dopo, ricevette un pacchetto-dono da parte della vedovella: conteneva le ceneri del defunto spedite dagli Stati Uniti, in DHL. Almeno i resti, con la posta celere, erano stati restituiti.