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INTERVISTA CON FAUSTO SARLI
di CARLA PILOLLI
AVVOLGE LA DONNA NEL SOGNO DI UN
VESTITO

Dice,
con quella sua aria serafica, che la Moda, ogni
tanto, mette sulla cattiva strada le donne. Le camuffa, le
spersonalizza, le fa correre in braccio alla volgarità. E così , c’è da
benedire il cielo, che ci siano, tra gli stilisti, maghi come lui, come
Fausto Sarli, capaci, da veri architetti dell’abbigliamento, di
rimettere le cose a posto, ripristinando i fondamentali che nell’Alta
Moda sono il taglio, le geometrie e l’estrema cura nelle rifiniture. Non
per niente questo signore napoletano, così timido e schivo che vorrebbe
sprofondare ogni volta che al termine delle sue collezioni deve andare a
prendersi gli applausi in passerella, ha tutto il diritto
all’appellativo di “Maestro”. Per quell’estro e quella classe che lo
pongono ai vertici dell’Alta Moda da cinquant’anni. Insuperabili sono i
suoi abiti da sposa cui, pur nel gioco delle trine, riesce a dare quel
senso di religiosità richiesto dall’evento. Guardate le ultime sue
creazioni nuziali presentate alle recenti sfilate di Roma e dite se non
sono eccezionali.
Lo siamo
andati a trovare alla vigilia dei défilé trovandolo un tantinello affannato dalla solita confusione che precede ogni grande appuntamento:
dall’attesa per le conferme delle indossatrici che ti fanno stare fino
all’ultimo col batticuore fino agli accordi per il video che verrà poi
inviato alle clienti, visto che i défilé di Sarli sono riservati
soprattutto agli addetti ai lavori. Ed il geniale couturier era anche
meravigliato per certe dichiarazioni di personaggi dell’ambiente
modaiolo secondo i quali le sfilate romane sarebbero “uno show per la
sopravvivenza”. “Ma quando mai!”, contesta nel suo cantilenante
napoletano, “A Roma mancano le sartorie (con quaranta operaie come la
sua), non i clienti”.
 
“Dicono che siano le licenze a far sopravvivere
gli stilisti. Che ne pensa?” “Gesù! Io che di licenze non ne ho mai
voluto nemmeno una perché mi piace controllare tutto quello che va sul
mercato col mio nome, avrei dovuto abbassare da un bel pezzo le
saracinesche di questo atelier che, solo d’affitto, richiede venti
milioni al mese.”
“Quanto costa allestire una sfilata?” “Dipende.
Bisogna sapere come si fa a non buttare i soldi per certe top-model
esosissime. A me, poi, non interessa costituire un parterre con
personaggi che per sedersi in prima fila vogliono essere pagati. E non
vesto le attrici gratis. Gratuitamente avrei vestito soltanto Ingrid
Bergman.”
“Mi vuol dire che Liz Taylor e Mina, le Kessler e la
Vanoni per le quali lei creò le toilettes negli anni Sessanta, pagavano
regolarmente?” “Certamente. Avevo un contratto con la televisione
per “Studio Uno” e “Giardino d’inverno”. Per Liz Taylor è tutta un’altra
storia. Lei che era impegnata a Cinecittà con la lavorazione di
“Cleopatra” vide casualmente al Grand Hotel, appesi in uno stand, i
vestiti che avevo creato per la regina dell’Afganistan, esiliata a Roma
e chiese di potermi incontrare. All’inizio ci rimasi male perché la
diva, scortata da Richard Burton, entrò nella stanza , mi guardò e uscì
dopo trenta secondi. Rientrò dieci minuti dopo e, sedendosi sul
pavimento ai miei piedi, disse che voleva vedere come lavoravo. La sua
segretaria mi spiegò che prima mi aveva voluto dare soltanto un’occhiata
per capire se ero un couturier-divo. Nel qual caso non sarebbe più
tornata perché, a suo avviso, due star non possono diventare amici come
siamo diventati. Per il vestito che le feci ho avuto il premio “Tiberio
d’oro” e la copertina del Times, nel 69”.
“C’è un’attrice che non ha
amato?” “Sì, Brigitte Bardot. Un cattivo esempio per le donne che,
volendola imitare, si sono vestite in maniera casuale, un po’
stracciona.”
“Cos’è l’eleganza?” “E’ la signorilità che nasce
dentro”.
“In che cosa, nella Moda, è stato il primo?” “A chiudere
la sfilata con l’abito da sposa. Allora mi criticarono, poi tutti mi
hanno imitato”.
“E’ sempre dell’idea , lei che crea toilettes
nuziali insuperabili, che i matrimoni di livello sono una manna per
l’Alta Moda?” “ Ed anche per la mia linea-sposa di pret-à-porter.
Per le nozze ci sono da rivestire intere famiglie. Mamme, nonne,
sorelle, cognate, cugine e zie. Un esercito femminile”.
“Chi sono le
sue fedelissime di oggi?” “Non mi piace far nomi. Cito Daniela Fini
perché è cosa risaputa.” “Come nacque la sua passione per i vestiti
delle donne?” “Guardando, da piccolo, mia madre che avendo imparato
a tagliare e cucire dalle suore, creava dei bellissimi abiti per mia
sorella. Così mi misi a disegnare vestiti. I miei modelli piacquero a
Schuberth che mi invitò a venire a Roma e mi mandò a scuola da un grande
tagliatore, Antonio De Luca. Lì creai una gonna per Silvana Pampanini
che mi fece i complimenti. Dei miei cinque figli solo uno, Massimo, mi
ha seguito in questa attività. Lui è un imprenditore, io un artigiano.”
“Rimpianti?” “Per le persone educate, per certe gran signore
come, per esempio. la duchessa Anna d’Aosta.”
“In cinquant’anni è
cambiato lo stile?” “E’ totalmente mutato.Abbiamo attraversato
periodi in cui le donne non hanno voluto più vedersi belle. La
sciatteria domina anche adesso. Tante volte ho pensato di ritirarmi e
l’avrei fatto se non avessi paura della malinconia che mi assalirebbe
dal momento che avvolgere la donna nel sogno di un vestito è la mia
vita.”

L’Alta Moda di Fausto Sarli
Autunno Inverno 2006/2007
 
Tra rigore e poesia, arte sartoriale e fantasia nasce la nuova
collezione alta moda per l’autunno-inverno 2006/2007 di Fausto Sarli.
Per esaltare il suo ideale femmineo il maestro attinge alle atmosfere in
bianco e nero della commedia di George Cuckor “the women”, in cui
vengono declinate tutte le sfaccettature della donna: dalla
“femme fatale”, la Joan Crawford dalle unghie laccate “red
jungle”, alla “buona e brava moglie”, la dolce Norma Shearer.
La nuova silhouette per il prossimo inverno strizza l’occhio al
gusto dei forties: “power suits” dalle spalle importanti,
bustier mozzafiato e gonne - pantalone dagli ampissimi
volumi.
Novelle “Joan Crawford”, pronte ad affrontare il successo,
indossano per la mattina tailleurs e bolerini con motivi a
raggiera, sapientemente tagliati in lane pettinate dal gusto
maschile o bomber in soffice lana mohair impreziositi da ricami
metallici.
Un certo gusto “military” si mescola con lo charme di dettagli
romantici, quali colli o taschine dalla graziosa forma di fiocco.
Nelle mises da cocktail la corposità della lana lascia il
posto alla leggerezza del jersey e degli chiffon,
che vengono plasmati in magistrali drappeggi, come nella manica
che diventa gonna, ed in effetti plissé dagli arditi accostamenti
cromatici.
Per la sera ecco prorompere sulla passerella le “satin – sweethearts
women”. Come le dive della Hollywood del periodo d’oro, la donna
Sarli indossa abiti a sirena in satin bicolore o in jersey
“total black” dai preziosi ricami geometrici.
Abiti questi, che esaltano la sensualità del corpo femminile e
che sottolineano un glamour impertinente e vivace che non
rinuncia all’anticonformismo come nel bolero ricamato con ben
oltre 500 piume nere.
Per il gran finale la maestria sartoriale di Fausto Sarli
si estrinseca in “abiti scultura” dalle linee pulite, che si
aprono a corolla sui decolleté o sul collo: tutti declinati nelle
nuances del bianco–avorio che esaltano il côté romantico
della sua donna-diva.

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