Le “Mille e una Roma” di Fulvio Stinchelli
   

Scritto da Francesco Persili

La (buona) novella giallorossa del Professore. E’ un viaggio al centro della romanitas, un atto di amore per la Lupa e per l’Urbe, il nuovo libro di Fulvio Stinchelli (Mille e una Roma, Edizioni Interculturali). Sentimenti, brividi, suggestioni. Un panama di meraviglie. Come quel cappello che fa bella mostra di sé in copertina. Una facciata elegante, elaborata dalla immaginazione grafica di Vittorio Mogetta, che impreziosisce l’opera ed esprime lo stile fiorito e sontuoso del Professore. Giornalista, scrittore, scriba ostinato e ”poligrafo perverso” (come ama definirsi), Fulvio Stinchelli è romanista devoto, testimone appassionato, narratore hors categorie. Brillante e tirannico. Cattura ogni romano-romanista e lo trascina dalla parte del cuore. Sulle onde della fantasia, tra mareggiate d’allegria e abissi di delusione, lo trascina nell’epopea della squadra del popolo capitolino. Lo seduce, lo invade. Lo prende e lo porta dentro un abbraccio lungo 80 anni. Una paranza d’oro e di porpora. 154 pagine, 14 racconti, alcuni dei quali pubblicati quest’estate da Il Romanista, trame sfavillanti e struggenti che - scrive Maurizio Costanzo nella prefazione - ”circumnavigano la storia della Roma” e attraversano il mare magnum di un amore infinito.
Ci sono il capitano coraggioso, Attilio Ferraris IV e il Dottore Fuffo Bernardini che ”solo a guardarlo con il pallone tra i piedi il senso del bello ti entrava nell’anima”. Educazione sentimentale, sentinelle poste a guardia di una fede sono Fratel Porfirio, Zì Checco, il mitologico custode di Campo Testaccio, e l’avvocato Giuseppe Colalucci, frizzante, polemico, animatore del Tifone, con la sua passione catulliana, odi et amo, che l’avvinceva alla Roma. Ci sono i numi tutelari di ieri e di oggi, Angelino Cerretti e Giorgio Rossi. Il pantheon degli affetti: Dino Viola e Nils Liedholm. Il terzo scudetto: Totti, Batitstuta, e quel minestraro di Capello.
Ci sono 80 anni di Roma. Squarci di vita, l’attesa di Ninetta. Rabbia e lacrime. Per Giuliano Taccola e per Lilli, la lucciola di via Pinciana che su quel letto d’ospedale trovava la forza di sorridere ripensando a quel derby d’ottobre. Tre gol alla Lazio, la doppietta di Pedro ”Piedone” Manfredini, e di corsa a far l’amore (che quando si vince è più bello far all’amore) con in testa solo un nome: Pedro. Suo figlio si sarebbe chiamato così. Le pagine di Stinchelli scolpiscono il mito, carezzano la favola ma infilano anche le porte della grande Storia. Il bombardamento di San Lorenzo, i tedeschi, via Rasella, i rastrellamenti nel ghetto, quella terribile notte del 16 ottobre 1943 e gli americani liberators che distribuivano cioccolata a Fontana di Trevi. Tutto raccontato con dovizia di aneddoti e di cronache romanzate. E non possono mancare di certo le battute di Alberto Sordi, l’intelligenza sfolgorante di Vittorio Finizio (”grande giornalista e grande romanista”) e la musica di Giampiero Scalamogna, per gli amici Gepy che centomila voci ha fatto innamorà. L’inno Roma-Roma-Roma, la colonna sonora più invidiata d’Italia, reca oltre a quella di Venditti, la firma sua e del maestro Sergio Bardotti.
La penna del Professore scivola leggera. Mette le ali a sogni e ricordi. La prima intervista con Liedholm davanti ad un quadro del Caravaggio. L’ironia di Dino Viola, gli scontri con l’Ingegnere. Quando dopo la cessione di Ancelotti al Milan, lo scriba della Lupa scrisse: ”I figli non si vendono” e quella volta che propose al Presidente di sostituire il Barone con l’inventore del casino organizzato, Eugenio Fascetti. Stinchelli suggerisce, evoca, conforta. Si lascia cullare dall’Alma Mater. Sente battere forte le vene dell’Urbe mentre s’addentra con passo deciso nel gran teatro di Roma. Chiese, fontane, quartieri. Borgo, Coppedè, Portico d’Ottavia. Un vicolo, una piazza, un incontro. Il piacere della parola, il recupero della lentezza. Questa collezione di novelle pallonare si assapora con gusto tra un sorso di rosso e mezzo sigaro toscano ed esalta il legame che unisce ogni romanista alla sua squadra (e alla sua città). Arte, romanzo, letteratura.
La Roma di via Sgambati e Piazza Navona. Come dire Moravia, Bernini e Borromini. Le bellezza di una città che si trasforma ma non cambia. La magia di una squadra che non ci sarà mai nessuna donna capace di farti rinunciare allo spettacolo di un gol di Da Costa nel derby. Dici Da Costa, ma puoi dire Delvecchio, Montella, Totti. Mutano i bomber, resta la febbre dell’appartenenza. Roma e la Roma. Romanzo di formazione, centro ideale e canzone allegra per generazione di lupacchiotti che si sono abbracciati in Tevere, dalla parte del sole, o hanno trovato il loro centro in curva. Un cerchio perfetto, questa passione (per la) Magica. Luminosa, tremenda, magnifica, sempre più potente del tempo. Come il calcio di Fulvio Bernardini, come le storie di Fulvio Stinchelli (che si chiama così in omaggio a Fuffo). In quel nome non c’è il capriccio del destino ma l’eterno ritorno di quel sogno chiamato Roma. Resiste all’usura degli anni e non va mai fuori moda. Come una buona novella, come quel panama. Tanto di cappello, Professore.

 

   
 

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