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La II° puntata delle memorie della nobildonna
che mise in scena il “SI”
QUANDO INVENTAI LE ALZATE DI FIORI E FRUTTA ISPIRANDOMI A
LUCA DELLA ROBBIA.

Quando
io e Regina Rolli inventammo l’Ape Regina, non
pensammo davvero di aver dato il via ad un nuovo mestiere che fu
la base dalla quale sono partite tutte le organizzazioni riguardanti i
matrimoni, esistenti oggi. Eravamo le prime donne di un certo livello
sociale che facevamo qualcosa di diverso. Per inaugurare la
nostra società demmo un gran ricevimento nella mia casa dove malgrado lo
spazio limitato intervenne tutta la Roma-bene e molti giornali ne
parlarono. Subito avemmo successo con i primi due grandi matrimoni che
ci vennero affidati, quello di Philippe Lacloche, figlio della
contessa Nathalie Volpi di Misurata con Arabella Parisi e
quello di Angelica Farina che si svolse a Perugia nella magnifica
villa “I morelli”: Suggerii di fare una cosa nuova
ispirandoci
a Luca della Robbia, ma fu un po’ difficile far capire ai fiorai
una decorazione fatta per la prima volta abbinando frutta e fiori. Però
ci riuscimmo e il successo fu enorme. Quando alla fine andammo a
fare i conti, non dimenticherò mai quel che Myriam Faina ci
disse “Avete eseguito un capolavoro, ma decisamente non ci
sapete fare perché avete chiesto troppo poco. Capisco che siete
all’inizio della vostra esperienza, ma dovete imparare”. E con nostra
grande sorpresa ci dette il doppio di quanto avevamo richiesto. Poi
successero tante cose nuove che trasformarono la mia vita. Regina
Rolli, la mia socia e amica si ammalò gravemente e morì lasciandomi
un’eredità meravigliosa che con la mia immaginazione e le mie capacità
manuali poteva diventare una attività importante. Nacque così “IMARA
SANFELICE”. Riordinai i miei pensieri e decisi di fare grandi
cambiamenti e importanti innovazioni. La fortuna mi aiutò perchè un
giorno mi telefonò una signora chiedendomi di occuparmi dell’addobbo
della chiesa Santa Maria del Popolo e pregandomi di servirmi del
suo fioraio. Fu così che conobbi Angelo Ceccotti che aveva
diciannove anni e che per venti e più anni ha lavorato con me. L’ho
amato come un figlio. Era un ragazzo educatissimo e viveva con i
suoi genitori ed un fratello all’inizio della Cassia Vecchia dove
avevano una bella villa, una seconda piccola casa, vivai di piante,
parecchie serre e tanto spazio prezioso. In quell’epoca devo riconoscere
i fiorai in genere non erano molto bravi. Avevano poco gusto, scarsa
immaginazione e i loro addobbi, dovunque li facessero, ricordavano
tanto le corone da morto. Dissi ad Angelo che la chiesa la volevo
addobbare a modo mio e per la prima volta gli feci mettere i fiori in
modo leggero con disposizione diversa sia in altezza che in
larghezza. Mi seguì alla perfezione da quel giorno non ci lasciammo più.
Avevo una testa brulicante di idee diverse dalle solite, di
sconvolgimenti delle veccie abitudini e tradizioni. Angelo mi capiva e
riusciva sotto la mia direzione a tradurre in pratica le mie idee a
volte un po’ matte, appassionandosi a tutte le novità che proponevo e
che mettevamo in atto. Decisi che ogni chiesa doveva avere come
decorazione più o meno lo stesso stile dell’architettura
studiando quale era il fregio che dominava per poterlo riprodurre in
modo che non ci fossero stonature. Incominciai a fare delle alzate
di fiori altissime di tre o quattro metri (che oggi molti hanno
ricopiato) poggiate su sgabelli di ferro ricoperti di velluto. Le
mettevo ai lati vuoti dell’altare che così risultava in primo
piano. Le stesse alzate erano in basso a terra nel rettangolo riservato
agli sposi. Per fortuna ho l’occhio alle proporzioni e non mi fu
difficile ottenere un effetto del tutto nuovo ed armonioso. Cambiai pure
lo stile del “corridoio” dove passava la sposa ed invece delle
solite alzatine sempre sproporzionate feci delle lunghe strisce basse
decorate
nello stesso stile del resto. Il pavimento della chiesa veniva coperto
di moquette del colore preferito, i banchi drappeggiati di velluto
dello stesso colore dove spiccavano i libretti da messa sempre in tinta
con il nome degli sposi, il programma della musica, cosa che nessuno
aveva fatto prima di me. Non potevo trovare occasione migliore per
applicare le mie teorie del matrimonio di Carla Fendi, visto che
fu scelta la stupenda basilica di Santa Costanza completamente
tonda con un rialzo sempre tondo al centro dove c’era l’altare. Mi
attenni esattamente alla linea della chiesa e feci in terra il
tondo esterno e quello interno con una decorazione di limoni e lilium
bianchi. Inoltre un grande festone sull’altare. Era il 28 aprile del
1966 e le Fendi erano già avanti nell’ascesa che le avrebbe portate al
successo internazionale.

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