MAMME OLTRE I QUARANTA
   

 

Un nuovo trend seguito anche dalle rampolle di grandi famiglie che un tempo erano già madri non oltre i 25 anni

Diventare mamme oltre i quaranta anni. Anche se i medici lo sconsigliano per le ragioni che elencheremo é il nuovo trend che vede, in prima linea, tra le sue protagoniste, la modella Linda Evangelista (foto a destra) nonché la principessa romana Vittoria Odescalchi (foto in alto), nata nel 1965 dal defunto principe Guido Odescalchi e dalla fascinosa principessa Nicoletta comproprietaria della storica dimora di Palazzo Odescalchi a Piazza Ss Apostoli. Gli Odescalchi, come si sa, sono una delle grandi famiglie della aristocrazia romana, proprietaria a tutt’oggi di molti castelli nel Lazio tra cui il maniero di Palo situato vicino a Ladispoli, la cittadina laziale che venne fondata da Lao (Ladislao) Odescalchi, appunto  l’avo della principessa Vittoria. Ma nel Palazzo romano di Piazza Santi Apostoli e nei castelli laziali Vittoria Odescalchi non abita più da tempo, da quando, inseguendo il suo sogno di fare l’attrice, ha unito i suoi destini sia artistici che sentimentali all’attore Francesco Casale. Ed adesso appunto è in stato di avanzata gravidanza, a quarantuno anni, sulla scia di tante altre signore dello spettacolo che ritardano per ragioni legate alla carriera, la loro prima gravidanza come fu per Ursula Andress che mise al mondo il suo primo e unico bebè a quarantaquattro anni. Ed il suo fu un primato che è stato ampiamente battuto visto che Helen Fielding, l’autrice del fortunato  diario di Bridget Jones (che ha venduto 15 milioni di copie)  è incinta, oggi, di sette mesi all'età di 48 anni. E’ anche vero però che si tratta della sua seconda gravidanza e non della prima, ma sembrano assai lontani i tempi in cui veniva appioppato a Margaret d’Inghilterra l’appellativo di “primipara attempata”, quando la principessa in attesa del suo primo figlio aveva solo trent’anni. Ma perché i medici consigliano di avviare le gravidanze in età giovane anche ai maschi? Innanzitutto man mano che si va avanti con l’età la procreazione diventa più difficile, sebbene ci siano molte eccezioni come Charlot Chaplin che generò rampolli fino a 80 anni e Mino Monicelli che a 75 anni è divenuto papà dell’ultima figlia. Comunque un gruppo di ricercatori, facendo una ricerca su 70.000 coppie danesi con l’obiettivo di analizzare la qualità maschile dello sperma in relazione all’avanzare dell’età, ha constatato che c’è una regressione qualitativa dello sperma maschile superati i 50 anni. I padri ultracinquantenni hanno un rischio superiore di ben quattro volte di generare figli Down e con malformazione degli arti rispetto a padri più giovani. Nell’uomo, poi, a partire dai 35 anni aumentano le percentuali di rottura dei filamenti degli spermatozoi: un processo che diminuisce la capacità di fecondazione degli ovuli. Dunque essere padri in età tarda è rischioso per la prole, così per le “primipare attempate”. Relativamente infatti alle donne, posto che una giovane coppia fertile ha solo una possibilità su quattro a ogni ciclo di concepire un bambino, bisogna sapere che  le possibilità di  concepimento diminuiscono con l’età: oltre i trentacinque anni  le possibilità di procreare si riducono del 10% ad ogni ciclo.
Qualcuno si ricorderà di diversi mesi fa’, quando uno studio medico aveva stabilito che la migliore età per partorire figli sani era 34 anni. La notizia aveva suscitato stupore, dato che si riteneva che le mamme più “sicure” fossero quelle dai 20 ai 30 anni. Lo studio in questione si dimostrava in linea con le tendenze occidentali più moderne ed era risultato gradito alla maggior parte delle donne. Ora però ci pensa un editoriale del British Medical Journal a frenare gli entusiasmi di tutte le career girls, oltre che delle singles. Meglio non superare i 35 anni, secondo i ricercatori del St. Thomas Hospital di Londra, tutti i problemi collegati all’infertilità si acuiscono dopo i 35 e dopo i 40 diventano drammatici. Rimandando il momento della gravidanza aumentano le probabilità di contrarre infezioni pelviche, endometriosi oppure di entrare in menopausa precoce - tutte condizioni che rendono difficile se non impossibile la gravidanza. Un altro fattore che può incidere sulla fertilità è l’indice di massa corporea, con l’età si tende ad ingrassare. La lista delle complicazioni legate all’età avanzata della madre è lunga: aborto spontaneo, gravidanza ectopica, parto gemellare, anomalie fetali e cromosomiche.
Le stesse madri rischiano: eclampsia gravidica, emorragie, rottura prematura delle acque e placenta previa.  L’ultima “mamma in ritardo” della serie Vip è stata Demi Moore (foto in basso). Ma l’avrete certamente notato che, anche a livello di donne comuni, sono sempre più numerose quelle che mettono al mondo il primo figlio, una volta tagliato il traguardo dei quarant’anni. E proprio in virtù dell’ondata delle gestanti quarantenni (che nessuno più chiama “primipare attempate”), è entrata nel vocabolario l’espressione “grembo psichico” ad indicare il momento in cui una donna, per ragioni di studio, lavoro, scelta del partner e così via, si sente pronta per vivere l’esperienza della maternità, anche se è fuori da quella fascia d’età ideale per una gravidanza che da un punto di vista biologico si colloca fra i 16 e i 28 anni.
E’ incontestabile, infatti, che la giovane età favorisce i processi della gestazione ma non basta essere mamme solo dal punto di vista fisico e non sotto il profilo emotivo ed affettivo. E così, da un punto di vista psicologico, non può esistere un momento ideale valido per tutte. Spesso si crea, relativamente alla maternità, una discrepanza tra età anagrafica ed età psicosociale che può arrivare molto più lentamente. Ossia quando il corpo è pronto per il concepimento, possono venir meno la volontà, la consapevolezza, l’opportunità di mettere su famiglia, per lei o per lui. Ma perché a quarant’anni o giù di lì, per una quantità di donne, si compie il fenomeno del “grembo psichico”? D’accordo che i 40 sono un po’ l’ultimo treno per diventare madri senza eccessive difficoltà. E secondo gli studiosi della mente, psicologicamente, la soglia degli ”anta” rappresenta un “punto di svolta”, quindi la donna che per la prima volta affronta la gravidanza è come se si rimettesse in gioco. Un’occasione per riacchiappare un lembo di giovinezza e per dimostrare che il suo corpo ha ancora molto da offrire. In soccorso poi delle primipare quarantenni è arrivata la prestigiosa rivista scientifica americana Nature che ha sostenuto, in una articolo, che avere un bimbo a quarant’anni allunga la vita. Le primipare avanzate avrebbero maggiori probabilità di sfiorare i cento anni. Questo perché se una donna riesce a portare avanti una gestazione in età non più verdissima è perché il suo sistema riproduttivo invecchia più lentamente. Significa cioè che continua a produrre estrogeni, gli ormoni che proteggono il cuore e scongiurano le malattie degenerative.

   
 

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