A ribadire che il matrimonio è un
contratto, una “societas”, più o meno permanente tra un uomo e
una donna, arrivano le ultimissime sul matrimonio di Tom Cruise con
Katie Holmes che si sarebbe dovuto celebrare entro il 2005 visto
oltretutto l’avanzare dello stato di gravidanza. Ma la battaglia
tra gli avvocati delle due parti per definire gli accordi pre-matrimoniali
riguardo alla separazione dei beni e al risarcimento in caso di divorzio,
continua ad infuriare.
Siamo a “LA GUERRA DEI CONTI”. Ambedue i promessi
guadagnano benino: Tom di più di Kate, ovviamente, dal momento che
prende 25 milioni di dollari a film. Il suo patrimonio si aggira
sui 300 milioni di dollari. Possiede tre aerei personali da 28 milioni di
dollari ciascuno, una villa a Beverly Hills che viene affittata a
30mila dollari al mese. Senza dire che per il film LA GUERRA DEI
MONDI, oltre al cachet, ha incassato 80 milioni di dollari di percentuale
sulla vendita dei biglietti.
Ma il bello è che non è Tom, attraverso i suoi avvocati, a
fare
difficoltà sul contratto pre-nuziale,
nonostante che sia ancora
aperta
la ferita di aver dovuto sborsare all’atto di divorzio da
Nicole Kidman, dopo 11 anni di matrimonio e due figlie adottive, ben
250milioni di dollari. Cifra che, stando alle indiscrezioni,
dovrebbe raddoppiare nel caso che il suo matrimonio con Katie andasse a
rotoli. Questa la pretesa del papà della Holmes che è anche
avvocato della figlia, il quale non fa che alzare il prezzo di un
eventuale divorzio.
Martin Holmes, cattolico ferventissimo, é molto
dispiaciuto non solo per via della gravidanza prima delle nozze della sua
bambina,
ma anche per la adesione di Katie a Scientology, il culto
seguito da Tom Cruise. Senza dire che non crede nella capacità dell’attore
di nutrire sentimenti d’amore duraturi.
Ecco perché la cifra che
propongono gli avvocati di Tom in caso di divorzio entro i cinque anni,
gli sembra inadeguata e non fa che alzare il prezzo. Katie Holmes,
sotto sotto è d’accordo o dobbiamo aspettarci che ricusi il papà avvocato?
E’ evidente che, non solo ad Hollywood, ci si sposa pensando AL DIVORZIO.
LA TUTELA DEL CONTO IN BANCA
In America sono entrati nella routine prematrimoniale come l’acquisto
della fede e la festa per le amiche della sola sposa. Parliamo dei
“PRENUPTIAL AGREEMENTS”,
ossia degli accordi prenuziali che un tempo erano
esclusive di bizzose star o di plurimiliardari divorziati. Ebbene oggi vi
fa ricorso anche la middle class, insegnanti, bottegai, impiegati. Sono
diventati talmente comuni che nessuno più ci fa caso. La vera novità è che
oggi, con l’aumento delle seconde nozze e la presenza di figli di
precedenti matrimoni, sono le donne a chiedere la separazione dei beni
mentre fino a qualche tempo fa i patti prematrimoniali erano considerati
lo strumento antifemminista con cui uomini ricchi e potenti si difendevano
da mogli belle e venali. Su uno dei tanti siti nati in America per
assistere le coppie alle prese coi cavilli legali dei patti
prematrimoniali si legge: “I benefici di un accordo prenuziale sono
enormi: può salvarvi la vita e la fortuna. Poiché il divorzio è
inevitabile quanto la morte, tutti, ma proprio tutti, dovrebbero averne
uno”. Ed in Italia? I conviventi, per regolare il loro rapporto visto che
non vogliono andare a nozze, firmano i cosiddetti “patti di convenienza”
che se effettuati dal notaio, hanno un certo peso giuridico.
NON SI VIVE DI SOLO CUORE
In effetti “Non si vive di solo cuore” come disse nell’intervista
realizzata a Los Angeles da Carla Pilolli, Marvin Mitchelson, l’avvocato
che si occupa
delle rotture sentimentali più clamorose di Hollywood,
celebrando l’importanza degli accordi pre-nuziali che gli consentirono di
salvare Joan Collins dalla cupidigia di uno dei mariti. Si trattava di
tale Peter Holm, un quarantenne che si era lasciato impalmare dalla star
allora 54enne, il quale pretendeva al momento della rottura la metà del
patrimonio della diva. Fortuna che la Collins aveva fatto l’accordo
prenuziale, sia pure a voce, in base al quale doveva dare al suo sposo il
venti per cento dei suoi introiti, solo però finchè fosse durato il
matrimonio. Che fortunatamente durò tredici mesi. “Una conferma- disse
Mitchelson- che l’accordo prenuziale, meglio se scritto, è la sola difesa
al momento in cui un uomo e una donna si uniscono”