URGE PSICOTERAPEUTA

 

La bisessualità di Paris Hilton e l’omoparentalità sarebbero trendy

Il massimo dello chic, in certi ambienti parigini, è avere genitori omosessuali. Essere cresciuti in una famiglia diversa dalle altre è di tendenza. E’ qualcosa di più. Anche a giudizio di quella sventata di Paris Hilton, la rampolla della ricchissima dinastia alberghiera americana, la quale, disponendo di un padre e di una madre etero, ha pensato bene di non occultare la sua bisessualità, pur di essere trendy. Qualche diverso-chic in famiglia ci voleva. E così questa erede di una fortuna stimata in 300 milioni di dollari , si è prodotta in videocassette mentre s’intratteneva amorosamente con una modella, Nicole Lenz, senza dire che ai suoi vent’anni figurò sui giornali in alcune foto che la vedevano intenta ad abbracciare e baciare un’altra donna.
E chissà che anche lei con la vita vertiginosa che conduce, con i suoi balli in top-less e gli slogans osceni delle sue magliette, non abbia bisogno di uno psicoterapeuta come Claire Breton , la ventisettenne francese che per un’infinità di tempo, cresciuta con “due mamme”, ha temuto di diventare lesbica come loro. Sulla sua sofferta vicenda Claire ha scritto un libro che è stato tradotto anche in Italia (“Ho due Mamme” - Crescere in una famiglia diversa) in cui ha riversato tutto il suo disagio.
“Sognavo una vita banale, quella che hanno tutti”. Voleva trovarsi nella “naturale struttura della famiglia quale unione tra un uomo e una donna basata sul matrimonio” ed invece ha avuto una vita, a suo dire, “incasinata”. “Credevo che mio padre e mia madre mi avessero già esposta alle situazioni più pazzesche e invece no. Questa le batte tutte. Oltre ad essere la figlia di un divorzio, presa tra i fuochi di due genitori pazzi, ecco che vengo cresciuta da una coppia di donne omosessuali. Mia madre è un’omosessuale che per di più mi mente ogni santo giorno, da sempre.”
Nel libro in cui Claire afferma che in Francia si calcola che sarebbero circa centomila i figli che vivono o provengono da un nucleo omoparentale e tuttavia non si sa granché del loro sviluppo, e dei loro traumi, sono narrate anche storie di altri soggetti che si sono trovati nella stessa situazione di Claire.
E in tutte queste vicende la Breton, come commenta “Il FOGLIO” di Giuliano Ferrara, “ha cercato un dolore magari nascosto che assomigliasse al suo: l’ha trovato nei silenzi, negli psichiatri, nel desiderio ossessivo di una famiglia normale. Racconta di Katlyn la quale non sapeva nemmeno cosa fosse un padre: non ne aveva mai visto uno e le sue due mamme quando giocavano tutte insieme sul tappeto, organizzavano matrimoni tra due Barbie e provavano a travestire Ken da drag queen, costruivano un mondo femminile senza maschi tra i piedi. Katlyn aveva pochi anni ma voleva una cosa soltanto: che Barbie sposasse Ken e non baciasse le altre Barbie”. “Anne - racconta Claire - ha avuto una madre come la mia: affettuosa ma aggressiva quando si trattava di parlare della vita con la compagna. Per moltissimo tempo Anne non si è resa conto dei suoi veri stati d’animo. Solo diventando madre ha cominciato a sentirsi male fisicamente. Aveva dolori misteriosi. Si è sottoposta ad ogni forma di esami , di check-up ma nessun medico è stato in grado di dire di che cosa soffrisse. Ad un certo punto ha provato a risalire in altro modo alla causa di questi dolori ed è entrata in analisi. Così ha capito, a suo dire, tante cose, soprattutto che la sua situazione non le aveva mai permesso di essere equilibrata sul piano sociale. Una parte della sua vita rimaneva a casa. Per una bambina era molto stressante. Quando è cresciuta e ha voluto capire, la madre le ha obiettato:”Non ne hai il diritto, è la mia vita”. E lei come una figlia che ama la madre, l’ha protetta col silenzio. Ma è stato il suo corpo, anni dopo, a protestare”.

Sul tema della famiglia pubblichiamo uno scritto della dottoressa Jacopa Stinchelli

LA BUONA FAMIGLIA
Libri e convegni per discutere del fattore familiare e dei suoi mutamenti

Si diceva un tempo di rampolli e rampolle di “buona famiglia”. Difficile credere che s’intenda ancora qualcosa con questo termine, stando alle cronache, ai programmi televisivi, ai romanzi che vanno per la maggiore. Si sa, il cattivo è più affascinante e fa più notizia. Forse perché si ritiene che il cattivo, il cattivo gusto e dunque anche la “cattiva famiglia” si avvicinino di più al reale della cosa umana.

La famiglia di oggi, chiamata dalla psicanalista Roudinesco “la famiglia in disordine”, incarna le fantasie di progresso, di rivoluzione e di innovazione tecnologica. Il progresso sociale non si dà senza faticoso cambiamento interiore però, se ciò non avviene il progresso resta una fantasia, perlopiù pericolosa. Il nucleo della famiglia resta sempre lo stesso, biologico, psichico, un uomo, una donna. Anche nel desiderio di una “famiglia normale” (come se esistessero le famiglie “normali”) cui allude il libro di Claire Breton, “Ho due mamme” (Sperling&Kupfer 2006).

Le cosiddette innovazioni emergono come “negativi” del modello positivo. L’innovazione non dovrebbe essere qualcosa di radicalmente diverso? Si ritorna allora all’analisi della “famiglia”. Se ne parlerà il 20 maggio a Firenze, nella tavola rotonda promossa dal Laboratorio di Ricerca Freudiana di Giuliana Bertelloni e Simone Berti, cui parteciperanno psicanalisti da tutta Europa. Quale famiglia dunque?

La famiglia è un luogo ambivalente. Come ambivalente è l’essere umano. C’è la famiglia del mulino bianco e c’è la famiglia di Novi Ligure. C’è la famiglia di Almodovar, c’è la famiglia mafiosa, c’è la famiglia allargata. Andando nella clinica delle sofferenze psichiche, vediamo che soggetti singoli portano tutto il peso di segreti familiari inconfessabili. Anoressiche che si stanno sacrificando per altri, il primo passo per curarle è allontanarle dal nucleo familiare. Spesso è così anche per i bambini depressi o nevrotici.

Sono i bambini-sintomo. I loro genitori devono curarsi, affinché il sintomo non ricada come un macigno sui figli. I figli sono anche la speranza, la speranza di cura, di analisi del sintomo. Quindi il suo superamento nella nuova generazione. La famiglia dunque è un luogo bello e brutto allo stesso tempo come dicevano le profetiche sorelle, la weird sisters del Macbeth di Shakespeare.